Avevo un pensiero che mi frullava per la testa ieri sera. Pensavo alle oltre 250 PERSONE morte nel canale di Sicila poche ore fa.
Allora, e' chiaro che l'Italia, come la Francia, come la Spagna, ha bisogno di lavoratori stagionali. Tanto e' vero che le buonissime arance siciliane, i pomodori nel casertano, vengono raccolti da persone non italiane ogni anno da parecchi anni.
Se si volesse davvero occuparsi del cosiddetto "problema immigrazione", si potrebbe rendere questo tipo di lavoro piu' dignitoso. Le persone che partono dalle coste del Nord Africa potrebbero arrivare legalmente in barche e traghetti normali, senza rischiare la vita coi loro bambini pagando i trafficanti di esseri umani. Queste persone potrebbero avere dei permessi di residenza stagionali. Potrebbero arrivare a Luglio ed Agosto per la raccolta dei pomodori, in Ottobre o Novembre per le arance, e via discorrendo. Potrebbero avere nome e cognome anche in Italia, potrebbero lavorare in condizioni dignitose invece che come schiavi in nero.
Queste persone porterebbero poi nel loro Paese parte dei soldi guadagnati in Italia, e quindi far girare l'economia anche li'.
Entro qualche anno, se queste cose fossero affrontate seriamente, e non per proclami come si e' fatto finora, forse l'immigrazione fatta a rischio della propria vita e di quella dei propri figli, finirebbe.
Si stabilirebbero rapporti di commercio e di scambio culturale nell'area del Mediterraneo. E i rapporti con questi Paesi andrebbero oltre il commercio di armi e petrolio.
Un po' di benessere potrebbe arrivare anche nel Nord Africa. Le persone che decidessero di partire dal loro Paese per lavorare in maniera stagionale in un altro Pease potrebbero avere i diritti normali che si garantiscono a tutti gli altri lavoratori.
Mi riesci quindi difficile accettare la morte di cosi' tante persone ammassate come bestie su una barca e abbandonate da tutto e tutti. Mi viene da pensare che i governi dei Paesi del Mediterraneo non si siano mai messi intorno ad un tavolo a parlare seriamente delle persone che partono disperate alla ricerca di una vita normale e che invece trovano la morte in un tratto di mare Mediterraneo.
Lo dice il nome stesso: Mediterraneo. Un mare che sta tra le Terre. E queste Terre devono parlarsi e incoraggiare i movimenti di persone prima che di merci.
Non si tratta di cedere un po' del nostro benessere a loro, altroche'. Si tratta di capire come affrontare il FATTO che le persone si spostano per necessita'. Se non c'e' lavoro nel proprio Paese, il lavoro lo si va a cercare altrove. Non si puo' pensare che queste persone possano essere lasciate a loro stesse senza neanche una speranza di poter migliorare la propria vita e quella dei loro figli.
Chiamare una persona che scappa dalla guerra, dalla fame, un clandestino, un irregolare, un extracomunitario, nella mia modesta opinione e' profondamente sbagliato. Queste sono persone. Non dimentichiamolo.
Una politica seria sui flussi migratori va fatta in fretta, subito. Non si puo' accettare la morte di tutte queste persone senza capire che la politica ne e' responsabile in tutto e per tutto.
La globalizzazione e' anche questo. Le merci vengono dopo le persone. I diritti vengono prima delle merci.
Thursday 7 April 2011
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